Degustare vino sui Colli Bolognesi

Ci troviamo a circa 16 km da Bologna, verso i famosi colli bolognesi. Quelli percorsi dai Lunapop in sella ad una Vespa Special, che toglie i problemi.
Gli stessi colli che, grazie alla loro posizione, sono da sempre la culla di importanti vitigni che oggi danno la denominazione a splendidi vini. In particolare dal 1971 è nato il Consorzio Vini Colli Bolognesi che tutela e valorizza il patrimonio vitivinicolo delle colline a sud-ovest di Bologna, nel caso specifico la DOC Colli Bolognesi e la DOCG Colli Bolognesi Pignoletto (che deve il suo nome alla forma degli acini che ricordano una piccola pigna).
La cosa più affascinante è che le aziende vitivinicole della zona sono quasi tutte sotto i 30 ettari e con cantine, piccole e racchiuse, dove lavorano artigiani del vino con produzione limitata ma di qualità.

I VINI DEI COLLI BOLOGNESI: uno sguardo generale

Vino Pignoletto colli bolognesi

Il vino bianco è prodotto con una pressa soffice che sostituisce i piedi di una volta. L’uva è spinta all’interno da una pompa e la pressione con una atmosfera e mezza elimina le bucce, i raspi ed i semi che sono usati come concimi. Il mosto viene messo in vasche dove viene lasciato raffreddare. Inizia così la fermentazione con i lieviti che trasformano gli zuccheri del vino in alcool, anidride carbonica ed aromi. Sono fatti altri 2-3 travasi per eliminare gli scarti rimasti e poi filtrato. La chiarifica è fatta solitamente con colla di pesce o gelatina: è una fase che evita al vino di diventare aceto o Marsala (sono due ossidazioni). Sono utilizzati lieviti selezionati e quindi controllati in modo da rispettare l’uva e non distorcerne il sapore naturale.

Il vino rosso è prodotto separando il rasco dall’acino. La fermentazione avviene dentro all’acino che si svuota e si separa la buccia dal liquido che deve essere mescolato ogni giorno perché il colore è nella buccia che deve essere bene amalgamata nel liquido. Il tempo delle fermentazioni è diverso: breve per i vini giovani, fino a 40-60 giorni per i vini da lungo invecchiamento che sopportano anche il legno.

Si produce infine il vino frizzante, tipico di tre zone d’Italia: Modena (Lambrusco), Veneto (Prosecco), Bologna (Pignoletto). Il vino frizzante è diverso dallo spumante, in quanto non deve avere più di 2 atmosfere e mezzo di pressione ed ha una base dolce.

Tutte le DOC e le DOCG sono controllate da un ente (solitamente Valori Italia). Bisogna ricordare comunque che una certificazione non è sinonimo di bontà ma di controllo: sono prodotti in queste zone anche vini senza qualifica, con analisi e parametri da rispettare, che sono comunque buonissimi.

LODI CORAZZA: la tradizione dei vini dei Colli Bolognesi

Il mio personalissimo tour tra le cantine dei colli bolognesi è partito dall’Azienda Agricola Lodi Corazza, una azienda di quinta generazione attiva dal 1750, che comprende oltre 17 ettari di vigneto.

In questi 17 ettari si alternano vigneti “vecchi”, come quello del 1970 della qualità Merlot, coltivato con le piante distanti tra loro perché allora si credeva che fosse il metodo più consono per farle crescere in salute, a vigneti “nuovi”, con fusti più fini perché più fitti, riducendo la parte aerea della pianta con uno sviluppo del tronco centrale che produce uva migliore.

Il metodo di coltivazione è quello a lotta integrata sia fungine che parassitarie animali: si prende spunto in parte dal mondo del biologico ed in parte dal mondo convenzionale, perché non ci sono diserbi e si usa una pratica di inerbimento con cereali seminati e lavorati nella parte bassa, così da aumentare la sostanza organica e ridurre l’utilizzo di concimi.

Tra i vitigni, sono presenti anche arbusti di rose, una tradizione storica derivante dal fatto che queste piante si ammalano prima delle viti e sono indicatori della salute delle viti stesse. In realtà con questo clima non è più così, sono solo simboliche e usate come ornamento.

In assaggio:

  • Pignoletto frizzante con 17 mesi di elaborazione, perfetto per aperitivo o per pasteggiare ed ottimo abbinato alla mortadella
  • 100% Sauvignon, macerato sulle bucce quindi dal gusto rotondo e spigoloso, con una lunghezza ed un ampliamento di corpo.
  • Barbera, vino di origine Piemontese ma importato in queste zone da Calcagnano. Abbinato a parmigiano reggiano.
  • Vino di uve stramature: è un vino dolce in cui vengono messe tante uve dello stesso vino rinnovato, dal 2011 al 2018. Sono 3 vitigni di 3 annate diverse, quindi non ha un’annata. Abbinamento con pasticceria secca (es. zuccherini bolognesi, biscotti all’anice) o con formaggi particolari.

Come arrivare:

MANARESI: dove l’arte incontra il vino

Botti di vino della cantina manaresi a zola predosa. Vino dei colli bolognesi

La seconda tappa è l’Azienda Vitivinicola Manaresi, di 24 ettari di cui 11 di vigneto.

Il principale podere – Podere Bellavista – esiste dal 1700 con questo nome per la splendida vista sulla pianura. Siamo sui 150 m sul livello del mare, ed è una delle prime alture. Il podere è quasi circolare, con al centro la cantina. Il lago inoltre è usato per i trattamenti ai vigneti e non per l’irrigazione, come previsto dal disciplinare dei “Colli Bolognesi” che consente la sola irrigazione di soccorso.

Il logo e la firma del brand sono un omaggio a Paolo Manaresi, pittore ed incisore del Novecento, nonché nonno della attuale proprietaria dell’Azienda. Si tratta di 4 etichette pensate come una sorta di cornice che mette il vino in mostra come un quadro invece di coprirlo.
Anche un vino, il Vino Controluce, prende forma proprio dall’estro creativo di Paolo Maneresi: deve infatti il nome al titolo di un quadro dell’artista, un olio del 1929 (Autoritratto controluce).

Oltre all’unione tra arte e viticultura (oggi l’azienda è anche sede dell’Associazione Artistica Paolo Manaresi), la cantina è particolare per le sue origini storiche: la cantinta c.d. dei diritti ai primi del ‘900 era non solo destinata all’autoconsumo ma utile a tutto il paese, con i cittadini che vi si recavano per utilizzarne il torchio per spremere l’uva.

In assaggio:

  • Duesettanta, bianco Bologna, 60% Sauvignon, 30% Chardonnay, il resto Grechetto gentile. Il nome deriva dal fatto che i vigneti girano intorno alla cantina per 270 gradi.
  • Merlot rosso 2017. Fruttato e leggermente speziato, nato da un vitigno quasi autoctono.
  • Barbera Flora Italica 2016. Come riportato dall’azienda “FLORA ITALICA è un omaggio all’illustre naturalista Antonio Bertoloni (1775 – 1868), autore dell’omonimo monumentale trattato di botanica ancora oggi riferimento scientifico della materia”.

Come arrivare:

IL MONTICINO e la viticoltura sostenibile

Bolognino vino colli bolognesi Monticino

La terza tappa è l’Azienda il Monticino, una azienda in crescita tanto a livello fisico (parte dell’azienda era in ristrutturazione), quanto a livello sociale.

Tipicità dell’Azienda è infatti quella di praticare la così detta viticoltura sostenibile. Se da un lato la conversione al biologico è già avviata, dall’altro si persegue una filosofia fortemente apprezzabile, qualitativamente e sotto uno sguardo green: l’agricoltura di precisione.

Ovvero si cerca di intervenire solo quando necessario sui vitigni, con metodi il più rispettosi possibile delle piante stesse. Per farlo si monitora costantemente l’andamento dei vitigni e si cerca di utilizzare virtuosamente le tecnologie e le scienze informatiche.

In assaggio:

  • Bolognino bianco e rosso – Colli Bolognesi DOC: sono i grandi classici, da bere pasteggiando.
  • Colli Bolognesi Pignoletto DOCG: un vino particolare perché frizzante sui lieviti del monticino. Perfetto per un aperitivo!
  • Pignoletto classico, da accompagnare con tigelle e salumi o formaggi.

Come arrivare:

FATTORIE DI MONTECHIARO: un agriturismo dove degustare il vino dei Colli Bolognesi

E per finire le Fattorie di Montechiaro, a Sasso Marconi.

Un’oasi di pace e tranquillità, dove poter godere del fresco delle colline in estate, e del caldo tepore romagnolo in inverno. Si tratta di un agriturismo in cui le camere sono tutte diverse, dotate di una personalità propria, dove poter passare la notte tra la deliziosa cena cucinata egregiamente dallo chef e la colazione ben assortita allestita da Carla, la proprietaria.

Tipici della struttura sono la terrazza panoramica, particolarmente affascinante in qualsiasi stagione, ed il rispetto per l’ambiente. Ad esempio è installato un impianto fotovoltaico integrato, è utilizzata la legna dei boschi per riscaldare gli ambienti ed i residui biologici della cucina sono sparsi nei campi come concime naturale.

Ho deciso di parlarvi anche di questo agriturismo perché è circondato da circa 4 ettari di vigneto, ed a tavola non può mancare in abbinamento ai piatti serviti o – in estate – servito al chiaro di luna con musica dal vivo. Il vino viene interamente prodotto in azienda, dalla raccolta selezionata a mano, fino alle fermentazioni in cantina, con la sola eccezione delle frizzantizzazioni.

In assaggio:

  • CÄNVA: vino bianco fermo e fruttato, adatto per gli antipasti ed i piatti di pesce;
  • LEDER: vino rosso ottenuto dalla varietà Cabernet Sauvignon, ottimo per i piatti di carne;
  • RA: Pignoletto bianco e fermo, che con i salumi è una meraviglia;
  • VLUD: vino rosso, ottenuto dalla varietà Pinot Nero, che accompagna i formaggi stagionati di pecora.

Come arrivare:

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