Le 5 cose che ho imparato al convegno “La tutela dell’ambiente”

Scusate il periodo di latitanza: la mia tesi di laurea mi sta rubando “anema e core”, oltre a tantissimo tempo, motivo per cui negli ultimi mesi i post sul blog sono calati a picco. Ma c’è anche un lato positivo: il poter/dover partecipare ai più disparati convegni e seminari. Qualche giorno fa, in particolare, ho partecipato ad un convegno organizzato dal dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa dal titolo “La tutela dell’ambiente: prospettive di diritto pubblico della transizione”.
Ho deciso di stilare le 5 cose che ho imparato in questo convegno, in pieno stile LargoBaleno, giusto per tediarvi un po’ e darvi l’illusione che io sia una persona super colta (illusione che verrà distrutta e smentita se scoprirete che in mezzo ad una quarantina di docenti e costituzionalisti, io ero il più giovane, ovvero quello che faceva le foto ai dolci durante il pranzo):

 

1. In origine nella nostra Costituzione non compariva il termine “AMBIENTE”. E’ stato inserito solo nel 2001, con la riforma del Titolo V. [Ed anche oggi in realtà si dice ben poco dell’ambiente nella Costituzione, una delle cause per cui c’è così poca attenzione verso il territorio che ci circonda]

2. Per alcuni la tutela dell’ambiente non sarebbe un diritto quanto piuttosto un dovere di solidarietà in capo ai cittadini e sancito dall’art. 2 della Costituzione. Questo implicherebbe che non rappresenta un limite all’attività economica, quanto piuttosto una forma di sopportazione dei cittadini. [Come si può capire io sono contrario a questa forma di concezione che giustificherebbe molte forme di economia distruttiva dell’ambiente]

3. Dal 1981 si parla di diritto dell’ambiente in ottica di sviluppo sostenibile a tutela delle generazioni future. [Ed è dal mio punto di vista una delle cose più poetiche di sempre, che l’uomo giuridico si preoccupi non solo di tutelare chi non ha diritto di voto, come i minorenni, ma anche i nascituri e chi ancora non è neanche in procinto di nascere]

4. Se un relatore chiede “dov’è il mio cavaliere?” e qualcuno gli risponde “sta arrivando” non aspettatevi un principe armato a cavallo: si tratta della targhetta con stampato sopra il nome del relatore stesso. [Io non avevo mai dato un nome ad un cavaliere. Per me erano le targhette o più semplicemente i “fogli con i nomi dei relatori”]

5. Ultimo ma non meno importante: è possibile che percepiate il sentore di un “coffee break” ma che alle 13.30 i relatori stiano ancora parlando. Ecco, in quel caso è più corretto chiamarlo pranzo. Non fatevi ingannare dagli inglesismi e portatevi sempre degli snack con voi! [Altrimenti può succedere che per due ore il vostro stomaco brontoli, e voi fingiate che sia un problema dell’acustica dovuto al microfono mal funzionante]

 

Un paio di consigli che vi lascio in chiusura:

a) non rinunciate ai selfie, neanche se siete ad eventi importanti;

b) non sottovalutate la panna cotta, che è un dolce solitamente di riserva, ma che se fatto bene vi stupirà;

c) se organizzate un convegno che dura più di due ore, premuratevi di fornire tantissimo caffè alla platea!

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