Obiettivo Terra 2017

A volte capita di andare in macchina e lottare con la radio: forse succede solo a me che sono un LargoBaleno, ma combatto con i canali radio, passando da una stazione all’altra, senza trovare la pace dei sensi perchè le canzoni in onda non mi piacciono, o perchè quelle che mi piacciono stanno finendo, o perchè non trovo il mio programma preferito. E così passo il tempo del tragitto a cambiare stazione, senza mai fermarmi (cosa che fa arrabbiare i più). Quando ecco che improvvisamente sento l’annuncio:

Il 5 ed il 6 Aprile si svolgerà presso il Real Collegio di Lucca la Terza Conferenza Regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale.

Arrivato a casa, mi sono fiondato sul sito della Regione Toscana in cerca di Obiettivo Terra, per scoprire qualcosa in più di questo evento giunto alla terza edizione ma di cui ignoravo l’esistenza. Un po’ per il mio brutto rapporto con la burocrazia, un po’ perchè gli orari degli uffici della Regione non coincidevano con le date del bando, non sono riuscito ad iscrivermi in tempo per partecipare ad uno dei tavoli tematici che si sono svolti il 6 aprile. Ma sono riuscito ad iscrivermi comunque per partecipare alle sessioni di assemblea plenaria.

Inutile dirlo, i miei personali complimenti vanno subito ai ragazzi che hanno svolto le ore di tirocinio previste nelle loro scuole all’accoglienza ed al coffee point. Non perchè siano giovani e ricevano sempre troppi pochi apprezzamenti per il loro lavoro prezioso, bensì perchè sono davvero una parte fondamentale di ogni evento. Sono loro che accolgono noi visitatori, dandoci indicazioni e rispondendo alle nostre domande più strampalate. E sono loro a distribuire caffè e sorrisi nelle pause morte (ed io al loro posto tirerei il caffè in testa ad un paio di ospiti, per i loro modi discutibili).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con la mia agenda di “Obiettivo Terra”, la borsa di tela che userò per fare la spesa e che si aggiunge alla mia collezione, un cornetto vegano al farro, sono entrato in sala, nello spettacolare Real Collegio di Lucca che merita più di quache foto!

Ho deciso che non vi riporterò integralmente tutti gli interventi. Voglio solo raccontarvi le cose che più mi hanno colpito. Come le varie definizioni che sono state date di Agricoltura. Una parola che sentiamo dalle scuole elementari, ma di cui non comprendiamo mai davvero la portata anche poetica che incorpora.

L’agricoltura è una disposizione culturale – cit. Tambellini (Sindaco di Lucca)

Agricoltura è paesaggio – cit. Menesini (Presidente Provincia di Lucca)

L’economia cambia; ciò che non cambia è l’agricoltura, da sempre centrale per l’uomo – cit. Buffaria (DG Agricoltura e Sviluppo Rurale della CE)

Le tematiche ambientali sono il filo rosso tra l’agricoltura e le altre politiche regionali – cit. Fratoni (Assessore Regione Toscana)

Non ho trovato interventi più interessanti di altri, ho trovato delle idee che mi hanno colpito. Tutte molto trasversali e connesse in modo pittoresco.

Ad esempio il concetto di “naturale”. Spesso sentiamo parlare dei prodotti “naturali”, se provengono direttamente dal terreno. Ma se ci pensiamo bene, il paesaggio agricolo non è “naturale”, ma modificato dall’uomo, a differenza di quanto non succedeva nella Preistoria, o di quanto oggi non succede in posti da noi “lontani”, come alcune zone dell’Africa. Quanto, quindi, dobbiamo contare sulle nuove tecnologie? Quanto siamo disposti a perdere di quella “naturalezza” originaria?

Un’altra idea che è stata portata avanti è la dicotomia tra aumento della popolazione mondiale e l’accesso alle risorse (ed in particolare acqua e terra). Dagli ultimi studi, si stima un aumento della produzione alimentare del 70% entro il 2050, ma allo stesso tempo non siamo ancora in grado di rispondere alle problematiche degli sprechi in campo alimentare.

Connesso al punto precedente, il bisogno di una maggiore conoscenza del cibo, affinchè non si parli solo di quantità ma anche di qualità. Bisogna pensare all’educazione del consumatore, a partire da una funzionale etichettatura.

Altro tema importantissimo, quello della partecipazione in ambito alimentare. Si parla di “approccio multiattore” per indicare i protagonisti non devono essere solo gli scienziati, ma devono essere integrati i destinatari della ricerca in tutto il processo, compresi gli imprenditori agricoli. Insomma, una partecipazione dal basso collegata al metodo della open science, in cui i risultati delle ricerche siano aperti a tutti.

Il mai passato di moda (perchè sempre attuale) tema dei cambiamenti climatici. Il mondo è in crisi, ed una delle crisi riguarda proprio il cambiamento climatico, con una variazione fino al 900% confrontando gli anni ’90 con oggi. In particolare le piogge ed i venti hanno forti ripercussioni sul clima: un esempio è la cella di Hedley, che porta anche ad aumenti di calore, con ripercussioni sull’agricoltura provocando fioriture anticipate, ad esempio della mimosa (che non è più il fiore della festa della donna, ma dei mesi che la precedono). Anche gli insetti cambiano abitudini. Le piante di olivo abortiscono, e c’è quindi una carenza di olive ed un forte calo nella produzione di olio.

C’è poi il tema dell’abuso dei combustibili fossili, a causa della globalizzazione e della crisi economica. In linea teorica si ripete il mantra “bisogna mangiare frutta di stagione, usare prodotti locali, senza importare dall’estero con consumi enormi”. In linea pratica ben poco si fa per favorire queste pratiche.

Non sono mancate riflessioni sull’occupazione. Ed in particolare la conferma che oltre la metà degli agricoltori ha più di 60 anni, mentre i giovani sotto i 40 anni sono meno del 10%.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una particolare nota di merito a chi ha portato in questo evento il pane toscano, le strade del vino e le politiche di slowfood come protagonisti indiscussi.

Il pane toscano, così tanto denigrato perchè “senza sale”, ha finalmente ricevuto giustizia con un intervento preciso e chiaro di Marzio Domenici (Presidente Consorzio Pane Toscano DOP). Un percorso, quello che ha celebrato il pane toscano come DOP, partito nel 2006 e terminato nel 2016. E perchè sia DOP, il pane toscano deve essere fatto con il grano “zero” toscano (dando valore alle tecniche dei mulini e dei panificatori, oltre che ai valori nutrizionali e culturali importantissimi che ne derivano), con la pasta acida, senza sale. Caratteristiche sono poi la crosta e la mollica. Insomma, il pane toscano non è un errore, ma una tradizione da scoprire e conoscere.

Così come una tradizione sono le “Strade del vino”, di cui ha parlato Alessandro Adami (Presidente dell’Associazione Strada del Vino e dell’Olio di Lucca, Montecarlo e Versilia). Le Strade del vino sono nate in Toscana, prima ancora che a livello Nazionale, in particolare il 27 Luglio del 2001 (si, io sono nato il 27 Luglio ed ancora mi chiedo se sia un caso), per rispondere all’esigenza di promuovere il vino e l’enograstronomia locale.

Per quanto riguarda l’intervento di “SlowFood Toscana”, le politiche più che condivisibili che sono state ricordate sono riassumibili in poche parole: biodiversità, gestione del terreno (vs industrialità), no ogm, libertà del consumatore e del produttore (vs monopolio sementi), i cereali non sono commodities di pochi commercianti. Mi è piaciuto poi il concetto di eccellenza alimentare, che non è sinonimo di gioiello. I nostri prodotti non devono arrivare a prezzi altissimi, destinati alla mera esportazione, ma devono essere usati da tutti nel nostro territorio, in virtù di un vero e proprio Sistema locale del cibo.

Voglio chiudere così il mio racconto di Obiettivo Terra 2017, con la foto del mio pranzo (un bicchiere di vino rosso ed un piatto di polenta al ragù) e con un grazie agli organizzatori di questo evento, centrato nei contenuti, da aggiustare un po’ nelle modalità, ma senza dubbio da valorizzare.

 

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